Nel mondo dei gioielli un nome che non passa di certo inosservato è quello di Tiffany

A produrre gli anelli Tiffany è un’azienda americana, fondata a New York nel 1837. Sono migliaia i punti vendita situati nei vari paesi del mondo. I suoi capolavori sono reputati un segno di stile e infatti le donne amano indossarli in diverse occasioni mondane perché sono simbolo di eccellenza.

Questi gioielli ancora oggi vengono indossati da attrici e principesse. Gli anelli Tiffany sono infatti simbolo di eleganza che va oltre le mode.

Un po’ di storia…

L’azienda venne fondata a Manhattan da Charles Lewis Tiffany e da John B. Young. All’inizia vendevano molti articoli, anche quelli di cancelleria e lavoravano con il nome Tiffany. Quando anche Young divenne socio, ecco che il nome cambiò in Tiffany & Co. Nel 1837 venne inaugato il primo negozio a Broadway. Nel 1848 acquista i gioielli della Corona di Francia. Nel 1878 invece partecipa all’Esposizione Universale di Parigi e collaborando con Kunz, noto gemmologo, riesce a creare sempre gioielli con nuovi materiali. Ad esempio l’azienda ha iniziato a utilizzare pietre come la morganite, la kunzite, la tanzanite blu etc.

Oggi l’azienda è portata avanti dal figlio Luis Comfort Tiffany e vi lavorano vari designer come ad esempio Jean Schlumberger e Paloma Picasso, la figlia del pittore.

Gli anelli Tiffany

Gli anelli Tiffany vantano di una grande eleganza. Tutti quanti vengono studiati a lungo, per offrire oggetti di stile. Anche quelli più elaborati non sono sfarzosi e pesanti ma mantengono sempre una linea semplice. Sono considerati da molti una vera opera d’arte capace di trasmettere un messaggio che resta inalterato negli anni.

Questi gioielli vantano materiali e pietre di estrema qualità, la fattura ‘ d’eccellenza.

Tiffany e l’ecosostenibilità

Tiffany & Co è un’azienda ecosostenibile. Nel 1996 ad esempio si oppose allo scavo per l’estrazione dell’oro perché questo minacciava il parco nazionale di Yellowstone. Nel 2002 per non minacciare le barriere coralline ha smesso di vendere coralli, proprio perché non c’è un modo sostenibile per raccoglierli senza compromettere l’ecosistema corallino. Ancora nel 2004 ha invitato il servizio forestale degli Stati Uniti a negare lo sviluppo di una miniera nel Montana perché svrebbe compromesso acqua e fauna selvatica del paese.

 

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