Blog Giovanni De Pierro su Consulenze del Lavoro

Riceviamo e pubblichiamo dal blog di Giovanni De Pierro questi utili approfondimenti in materia di consulenze del lavoro. Variazione sede operativa srl: come fare? Nell’arco di vita di un’azienda, può capitare di dover effettuare una variazione sede operativa srl. Ecco come fare: in questo articolo cercheremo di offrirti dei consigli su argomenti quali la procedura da seguire per la variazione sede operativa, le casistiche in cui rivolgersi al notaio e come fare per variazione sede operativa nello stesso Comune, in un’altro Comune, nella stessa provincia o in un’altra provincia. Partiamo col dire che la comunicazione di variazione sede operativa srl va inoltrata entro e non oltre 30 giorni dalla data della delibera o dell’atto. Questo sia per quanto riguarda il Registro delle Imprese che l’Agenzia delle Entrate. Se la srl è iscritta all’INPS o all’INAIL (nel caso quindi di presenza di dipendenti e collaboratori), bisognerà accertarsi anche di eventuali adempimenti nei riguardi di tali enti. Variazione sede operativa srl nello stesso Comune, come fare. Premesso che dal 2004 la variazione della sede legale all’interno dello stesso Comune non richiede più la modifica dell’atto costitutivo, è possibile effettuare tale variazione sede operativa senza l’intervento di un notaio.

La variazione deve essere comunicata da parte dell’amministratore unico della società, o in alternativa da ogni componente dell’organo amministrativo presso l’Agenzia delle Entrate. In questo caso, non vi sono limiti dei 30 giorni per la comunicazione, ma non sono ammesse nemmeno omissioni o ritardi ingiustificati. Nel caso in cui nell’atto costitutivo della società è stato inserito, oltre al Comune, anche l’indirizzo preciso della sede operativa (quindi comune, via e numero civico, bisognerà rivolgersi al Registro delle Imprese di pertinenza che dovrà appurare e certificare la variazione. Se la variazione sede operativa srl è in un altro Comune della stessa Provincia, sarà necessario l’intervento del notaio che deve depositare al Registro delle Imprese il verbale di assemblea e anche l’eventuale statuto societario aggiornato. Se il trasferimento della srl è in un’altra provincia, gli step da seguire sono uguali a quelli descritti per la variazione di sede in un altro comune della stessa provincia. In ogni caso, qualunque sia la vostra esigenza, per un’operazione così delicata come la variazione sede operativa srl consigliamo sempre di rivolgersi ad un consulente del lavoro preparato e professionale, in grado di offrire le informazioni e il supporto necessario per non commettere nessun tipo di errore. Infine concludiamo con una piccola delucidazione su cosa si intende per ‘sede legale srl’: con questa espressione si intende il luogo in cui quella società ha deciso di convogliare la propria amministrazione e spesso l’organizzazione logistica delle attività (sede operativa). Ogni società deve possedere una sede legale ed una soltanto.

Il blog di Giovanni De Pierro ci informa inoltre che è confermato anche per il 2020 il Bonus Renzi. Introdotto nel 2014 dall’allora governo Renzi, questo bonus è nato con l’intento di conferire maggiore liquidità alle buste paga dei lavoratori dipendenti. Nella Manovra di Bilancio 2020 quindi, anche l’attuale governo giallo-rosso ha deciso di mantenere questo strumento che dalle 80 euro in più iniziali ora è stato fissato a 100 euro in più in busta paga. Ma a chi spetta il bonus Renzi? Andiamo a vedere innanzitutto come funziona e cosa cambia in sostanza per i lavoratori dipendenti. Fino all’anno scorso, il bonus di 80 euro poteva essere richiesto da tutti quei lavoratori dipendenti il cui reddito non superava i 24 mila euro all’anno. La richiesta poteva essere effettuata anche da coloro – sempre lavoratori dipendenti – il cui reddito arrivava fino a 26 mila euro, ma in questo caso il bonus era leggermente ridotto, per poi azzerarsi del tutto per coloro che superavano i 26mila euro annui. Tale bonus veniva corrisposto direttamente in busta paga, andando quindi ad integrare la stessa. Con la nuova legge di Bilancio 2020, tali parametri sono stati leggermente ampliati (fino a 24.600 e 26.600 euro di reddito all’anno), estendendo il bonus anche ai lavoratori in cassa integrazione, quelli in malattia, in congedo di maternità obbligatorio e a coloro che percepiscono indennità di mobilità o disoccupazione (Naspi).

Quindi a chi spetta il bonus Renzi nel 2020? Le novità introdotte dal nuovo governo giallo-rosso nascono dopo il lavoro effettuato sul taglio del cuneo fiscale e delle tasse e si concentrano sul salario minimo. Come accennato quindi, i famosi 80 euro ora sono diventati 100 per tutti i lavoratori dipendenti che hanno un reddito annuo dimostrabile tra gli 8.200 e i 24.600 euro. Il bonus di 80 euro può ora essere richiesto – a partire da luglio 2020 – anche dai dipendenti il cui reddito è compreso tra i 28 mila e i 35mila euro annui, mentre per redditi che vanno dai 35mila ai 40mila euro annui il bonus in busta paga verrà calcolato in maniera decrescente (ma comunque verrà erogato, se i requisiti vengono soddisfatti). Insomma, per fortuna il nuovo governo ha deciso di mantenere nella manovra di bilancio 2020 questo strumento di sostegno ai lavoratori. Se avete dei dubbi o chiarimenti circa la domanda ‘a chi spetta il Bonus Renzi 2020’, consigliamo di rivolgervi ad un consulente del lavoro che saprà certamente offrire tutte le informazioni necessarie ed aiutarvi ad inoltrare la richiesta per l’ottenimento del 100 euro in più in busta paga.